Sharon den Adel

Una di quelle donne che ti faresti anche solo per la voce…

L’eterno ritorno

Il passato ritorna, e sono sempre più convinto che, dopotutto, l’immaturità di un tempo portava con sé un qualche tipo di ragione.

Perché a volte penso a quelli che avevo catalogato come errori di una persona immatura, che adesso non commetterei più, ma poi penso che la stessa cosa viene fatta da altri molto tempo dopo rispetto a me. Allora mi chiedo: sono gli altri che regrediscono, o sono io che arrivo prima a certe conclusioni?

Penso che sia la seconda, nonostante spesso io comprenda di avere l’onestà intellettuale di ammettere, cosa rara, di aver commesso quegli errori, e di essere in procinto di riconsiderarli. E ammetto anche di volerli compiere ancora, e li commetto, perché quella pace portata dall’evitarli, pace che molti auspicano, si paga a un caro prezzo.

E’ proprio per quel non voler avere problemi con la gente, infatti, che si accetta la schiavitù fisica o intellettuale.

Considerazioni da artista

Per alcuni vagheggi, per altri cazzate, spesso le considerazioni sull’arte fatte da chi ama l’arte sono prese per futili perdite di tempo nell’attività cerebrale. Ma a me il cervello piace tenerlo in moto, e così, anche se pure a me oggi sembrava una perdita di tempo metterlo per iscritto, quando si avvicina la notte mi torna la voglia di scrivere alcuni pensieri fatti di notte, precisamente la notte scorsa dopo aver finito di vedere Arma Letale 4. In pochi giorni mi sono visto tutti e quattro i film, percependo quindi da vicino l’evoluzione cronologica e cinematografica della serie.

L’ultimo film appare palesemente il più curato, anche solo se facciamo caso a come viene presentato e ai titoli di coda. E’ una fine molto bella, con Riggs che si risposa e ha un bambino, contemporaneamente alla figlia del collega, che diventa nonno. Leo riesce finalmente a trovare degli amici, nonostante sia un rompicoglioni con un’infanzia da associale. L’apice a mio parere viene toccato con la storiella che questo quasi anonimo personaggio racconta a Martin, facendo scattare in lui quell’interruttore che lo rendeva indeciso sul matrimonio, una storiella su un ranocchio che era stato il suo migliore amico e che lui conserva tuttora nel suo cuore, ma ciò non gli impedisce di amare i suoi nuovi amici. Insomma, un finale molto ben studiato e realizzato.

Ma tutto ciò non basta per togliermi quell’amaro che mi resta in bocca. Facciamo caso a un particolare all’apparenza insignificante, ma in realtà molto simbolico. Nel primo e nel secondo film Mel Gibson ha i capelli disordinati, nel terzo sono ancora lunghi tenuti insieme in una coda, e nel quarto sono corti, sono i capelli del Mel Gibson rugoso che tutti oggi conosciamo. Dov’è finito il Martin Riggs pazzo suicida che si veniva a conoscere con il primo film? Che forse un momento di quasi pazzia all’atto di voler disinnescare una bomba senza sapere come fare, un elemento che appare chiaramente messo lì in modo forzato, possa compensare quello che manca nell’ultimo film? Ciò che manca è proprio il personaggio descritto dal titolo: l’arma letale. Riggs non è più il personaggio del primo film, Mel Gibson perde tutta quella carica interpretativa che aveva dato vita a una figura unica nel suo genere, una figura pazza, maniaca suicida, che ogni giorno si chiedere se vale la pena vivere e poi non si uccide per senso del dovere, che è sprezzante di ogni pericolo e agisce senza pensare, che è superiore agli altri ma al tempo stesso reietto dalla società. Il dolore causatogli dalla morte della moglie sembra sparire dopo il primo film, in un soffio. A mio parere è una perdita notevole per il personaggio, e anche se ciò non impedisce alla serie di proseguire, sicuramente la sposta su un altro tipo di binari, che privilegiano la narrazione poliziesca all’introspezione psicologica di un uomo distrutto dall’amore. E considerando che il personaggio era decisamente singolare, secondo me è stato un passo falso. Rimane comunque fantastica la scena, alla fine del quarto film, in cui parla sulla tomba di sua moglie per dirle dell’intenzione di sposare un’altra donna, arriva Leo che racconta la sua storiella, e Martin tira fuori la sua fede dalla tasca, anello che porta sempre con sé, dicendo a sua moglie che la terrà sempre nel cuore.

Concludendo questa digressione, posso dire che sicuramente il film che più ho gradito è stato il primo, nonostante sia anche il più primitivo, proprio per la costruzione della figura di Martin Riggs operata con notevole maestria da Mel Gibson, con una carica emotiva che non riesce più ad emergere nei film successivi. Riuscire a trasmettere attraverso lo schermo un dolore così terribile come quello causato dalla morte di una moglie è davvero difficile, e Mel Gibson ci è riuscito.

Crepuscoli

Crepuscoli

Passeggiare incantato al crepuscolo
sui sentieri nei campi coltivati a granturco
un sigaro in bocca
la rugiada tra le dita dei piedi
le cicale che cantano in attesa del tuo passaggio
la luna piena appena sopra le piante di mais
le stelle in alto
e più in là ancora qualche tardivo rigolo di sangue

Camminare verso la fine di una strada che porta nel buio
verso le paure
il nulla

Mai cosa più piacevole fu
della dolce
immortale
solitudine

E comunque Wordsworth non aveva capito un cazzo, le emozioni non si raccolgono in tranquillità dopo averle vissute! A quel punto le hai già quasi completamente perse…

Finita la pausa

Si ricomincia a studiare. Ma non c’ho un cazzo di voglia sapete?

…e decisamente letterale

Oltre ad Appello all’onere, per divertirci abbiamo anche:

Personalmente, mi è molto piaciuto Ingranaggio metallurgico radicato 3

Ciapa el peseee

Jesolo. Banchi di pesci sguazzano allegramente vicino alla riva e ai bagnanti che affascinati li seguono con lo sguardo.

A noi, però, questo non basta.

No. Noi vogliamo di più.

Noi vogliamo nuotare con loro, vogliamo che si adattino alla nostra presenza, vogliamo che si sentano a loro agio mentre fluttuano attorno a noi. Cosa c’è di male?

Evidentemente per il solito vecchio, molto. “Guardate che non si può pescare il pesce, sono 500 euro di multa” Ma chi lo vuole pescare? A mani nude peschiamo il pesce?

“Guardate che chiamo la guardia costiera” Ma che cazzo vuoi? Che cazzo fai urli “guardia costieeeraaa”?

Vecchi inutili senza uno scopo nella vita…

Traduzione integrale

Forse ogni tanto i produttori di videogiochi dovrebbero chiedersi se i titoli dati ai giochi non siano un po’…ricercati…

A me mi piace

Sì lo dico sempre, e puntualmente ci sono decine di professori e professoresse pronti a lapidarmi per questa ignobile storpiatura della lingua italiana (poi magari dicendomelo saltano qualche congiuntivo per strada).

Ma ho una brutta notizia per voi, cari docenti! Secondo l’Accademia della Crusca, io posso dire “a me mi piace” quando mi pare! E lo posso dire fin dai tempi di Manzoni:

E infatti è in bocca alla vecchia cui Renzo chiede consiglio sulla strada per Gorgonzola che Manzoni, nel cap. XVI dei Promessi Sposi, mette la battuta “A me mi par di sì”.

Infatti:

A guardar bene, però, non si tratta di una ripetizione, la quale implica identità con l’elemento ripetuto, né di un riempitivo, il quale implica superfluità e inutilità. Qui si avverte bene che il primo pronome, tonico, ha più forza del secondo, atono, quindi ha un valore diverso. È sempre, certo, legato al verbo parere, ma estratto dalla frase e preposto ad essa, come “tema” del prossimo enunciato; equivale dunque a “quanto a me, per quanto ne so io” e quindi contiene maggiore informazione  del semplice complemento di termine che lo segue (mi).

Tié!

Disattivare la User Account Protection in Windows Seven

Windows Seven ha sicuramente fatto notevoli passi avanti rispetto a Vista, ma ne ha mantenuto un piccolo difetto che, di per sé utile, si dimostra poi fastidioso. In pratica, ogni piccola cazzata che fai devi prima dare il permesso, nella solita finestrella.

Ciò è utile perché, tramite la User Account Protection, l’utente non è dotato solitamente dei poteri completi di amministratore, ma questi vengono forniti solo nel momento necessario tramite richiesta e approvazione. In questo modo aumenta la sicurezza (anche da disattenzioni e minchiate dell’utente).

D’altra parte è una notevole rottura di coglioni. E’ comunque possibile disattivare la UAP in modo che i diritti di amministratore siano concessi in automatico se ce n’è bisogno. Per farlo è sufficiente copiare questo codice:

Windows Registry Editor Version 5.00

[HKEY_LOCAL_MACHINE\SOFTWARE\Microsoft\Windows\CurrentVersion\Policies\System]
“EnableLUA”=dword:0
in un blocco note e salvare il file con estensione “.reg” (ad esempio “esempio.reg”). Quindi, fate doppio clic su di esso e proseguite cliccando “Sì”.
Per riattivare la UAP, è sufficiente effettuare lo stesso procedimento usando la chiave “”EnableLUA”=dword:1″ al posto di “”EnableLUA”=dword:0″.
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